OnCore Golf, an industry partner of the USGTF, sponsors Tour professional Erik Compton, who called OnCore’s Vero X1 ball the best he’s ever played. As OnCore’s webiste said, OnCore golf balls are “engineered to outperform them all.”
In addition to the Vero X1, there is the Elixr, Elixr 2022, and the Avant 55. There is an OnCore golf ball for every player. For more information on OnCore, please visit www.OnCoreGolf.com.
For USGTF member pricing, please contact USGTF Membership Services at member_services@usgtf.com.
Come Riconoscere la Dipendenza dal Gioco: la Guida di Fortunareale
La dipendenza dal gioco d’azzardo è un disturbo riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale e classificato nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) come “Disturbo da Gioco d’Azzardo”, una categoria introdotta nella quinta edizione del manuale nel 2013, sostituendo la precedente denominazione di “gioco d’azzardo patologico”. Questa distinzione non è puramente terminologica: riflette una comprensione più approfondita del fenomeno, che oggi viene collocato nella stessa categoria dei disturbi da uso di sostanze, riconoscendo i meccanismi neurobiologici comuni che coinvolgono il sistema dopaminergico. In Italia, il fenomeno assume dimensioni preoccupanti: secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, si stima che tra l’1,3% e il 3,8% della popolazione adulta presenti comportamenti problematici legati al gioco, con una prevalenza più alta tra gli uomini e nelle fasce d’età comprese tra i 18 e i 34 anni. Riconoscere i segnali precoci di questa dipendenza è il primo passo fondamentale per intervenire in modo efficace, sia per chi gioca sia per chi gli sta vicino.
I Meccanismi Psicologici alla Base della Dipendenza dal Gioco
Per comprendere come si sviluppa la dipendenza dal gioco d’azzardo, è necessario partire dai meccanismi cerebrali che essa attiva. Il gioco d’azzardo stimola il rilascio di dopamina nel nucleo accumbens, la stessa area cerebrale coinvolta nella dipendenza da sostanze come cocaina e alcol. Ciò che rende il gioco particolarmente insidioso rispetto ad altre forme di dipendenza è il cosiddetto “rinforzo a rapporto variabile”: la ricompensa (la vincita) arriva in modo imprevedibile, il che, paradossalmente, rende il comportamento molto più difficile da estinguere rispetto a un rinforzo costante. Questo principio, studiato già negli anni Cinquanta dallo psicologo comportamentista B.F. Skinner attraverso i suoi esperimenti sulle macchine a leva con i piccioni, è lo stesso su cui si basano le slot machine moderne.
Un altro meccanismo centrale è quello delle “quasi-vincite”: quando i simboli di una slot machine si fermano a un passo dalla combinazione vincente, il cervello registra questa esperienza in modo simile a una vincita reale, generando un’attivazione dopaminergica che spinge a continuare a giocare. Studi di neuroimaging condotti presso l’Università di Cambridge e pubblicati nel 2009 sulla rivista Neuron hanno dimostrato che le quasi-vincite attivano le stesse aree cerebrali delle vincite effettive in soggetti con disturbo da gioco d’azzardo, mentre nei giocatori occasionali questo effetto è molto più contenuto. Questa differenza neurobiologica spiega perché alcune persone sviluppano dipendenza e altre no, anche a parità di esposizione al gioco.
Un terzo elemento psicologico rilevante è la cosiddetta “fallacia del giocatore”: la convinzione irrazionale che eventi passati influenzino quelli futuri in giochi basati sulla casualità. Se una roulette ha dato rosso dieci volte di fila, molti giocatori sono convinti che il nero “debba” uscire presto. Questa distorsione cognitiva, ampiamente documentata nella letteratura scientifica, alimenta il comportamento compulsivo e porta il giocatore a inseguire le perdite con l’obiettivo di “riprendersi” quanto perso, un pattern comportamentale che gli esperti definiscono “chasing” e che rappresenta uno dei criteri diagnostici più significativi del disturbo.
I Segnali Riconoscibili della Dipendenza: Dalla Fase Iniziale a Quella Avanzata
La dipendenza dal gioco d’azzardo non si manifesta improvvisamente: segue una progressione che Robert Custer, psichiatra americano considerato uno dei pionieri nello studio di questo disturbo negli anni Settanta e Ottanta, ha descritto attraverso tre fasi principali: la fase vincente, la fase perdente e la fase della disperazione. Comprendere questa progressione aiuta a identificare il momento in cui un comportamento di gioco ricreativo inizia a trasformarsi in qualcosa di problematico.
Nella fase iniziale, i segnali sono spesso sottili e facilmente razionalizzabili. Il giocatore comincia a pensare al gioco con maggiore frequenza, anche quando è impegnato in altre attività. Aumenta progressivamente le somme puntate per mantenere lo stesso livello di eccitazione, un fenomeno analogo alla tolleranza che si sviluppa nelle dipendenze da sostanze. Inizia a mentire, anche in modo apparentemente innocuo, sulla quantità di tempo o denaro spesa nel gioco. Può manifestare irritabilità o irrequietezza quando tenta di ridurre o smettere di giocare. Questi ultimi due elementi, la tolleranza e i sintomi da astinenza, sono criteri diagnostici espliciti nel DSM-5 e la loro presenza simultanea è un segnale d’allarme che non dovrebbe essere sottovalutato.
Nella fase intermedia, i problemi diventano più evidenti e concreti. Il giocatore inizia a trascurare obblighi lavorativi, familiari e sociali a causa del gioco. Cominciano a emergere difficoltà finanziarie: prestiti non restituiti, conti correnti prosciugati, debiti accumulati. In questa fase è comune il ricorso a strategie per procurarsi denaro da destinare al gioco: chiedere prestiti ad amici e familiari con pretesti vari, vendere oggetti di valore, in casi più gravi ricorrere a comportamenti illegali come piccoli furti o appropriazioni indebite. Secondo i dati del Dipartimento Politiche Antidroga italiano, circa il 30% dei giocatori problematici ha dichiarato di aver commesso atti illeciti per finanziare il proprio gioco.
Nella fase avanzata, il quadro clinico si complica ulteriormente. La depressione, l’ansia e i pensieri suicidari diventano significativamente più frequenti: studi epidemiologici internazionali stimano che il rischio di tentativo di suicidio nei giocatori patologici sia fino a due volte superiore rispetto alla popolazione generale. Il giocatore in questa fase spesso ha esaurito tutte le risorse economiche disponibili, ha compromesso le relazioni affettive più importanti e può trovarsi in situazioni di isolamento sociale grave. La vergogna e il senso di colpa, paradossalmente, alimentano ulteriormente il comportamento compulsivo come meccanismo di fuga emotiva.
Portali di informazione sul gioco responsabile come http://fortunareale.com hanno contribuito a diffondere strumenti pratici di autovalutazione, come il questionario SOGS (South Oaks Gambling Screen) o il PGSI (Problem Gambling Severity Index), che permettono a chiunque di valutare in modo anonimo il proprio rapporto con il gioco attraverso domande standardizzate validate dalla ricerca scientifica internazionale.
Il Contesto Normativo Italiano e il Ruolo della Prevenzione
In Italia, il quadro normativo relativo al gioco d’azzardo ha subito trasformazioni significative negli ultimi vent’anni. La liberalizzazione progressiva del settore, avviata con la legge finanziaria del 2003 che ha introdotto le videolottery (VLT), ha portato a una proliferazione dell’offerta di gioco sia fisica sia online. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), che ha assunto le competenze dell’ex AAMS, regola il settore e ha introdotto misure di gioco responsabile sempre più stringenti, tra cui i limiti di deposito, le opzioni di autoesclusione e gli obblighi di visualizzazione di messaggi informativi sui rischi del gioco eccessivo.
Un passaggio normativo particolarmente rilevante è stato il cosiddetto “Decreto Dignità” del 2018 (decreto-legge n. 87/2018), che ha introdotto il divieto totale di pubblicità del gioco d’azzardo in Italia, con alcune eccezioni per le lotterie nazionali. Questo provvedimento, tra i più restrittivi in Europa, ha avuto un impatto significativo sulla visibilità del settore, anche se il dibattito sulla sua effettiva efficacia nel ridurre i comportamenti problematici è ancora aperto tra gli esperti. Alcuni studi condotti nei mesi successivi all’entrata in vigore del decreto hanno rilevato una riduzione della percezione sociale della normalità del gioco, mentre altri hanno evidenziato uno spostamento verso canali online meno regolamentati o verso operatori stranieri non autorizzati.
Sul fronte della prevenzione e del trattamento, il Servizio Sanitario Nazionale italiano ha progressivamente integrato la dipendenza da gioco d’azzardo nei percorsi dei Servizi per le Dipendenze (SerD), grazie anche alla legge di stabilità del 2016 che ha istituito il Fondo per il contrasto del gioco d’azzardo patologico. Tuttavia, il gap tra il numero stimato di persone con disturbo da gioco e quelle che effettivamente accedono ai servizi di cura rimane molto ampio: si stima che meno del 10% dei giocatori problematici cerchi aiuto professionale, a causa dello stigma sociale, della negazione del problema e della mancanza di informazione sui servizi disponibili.
Fortunareale ha dedicato sezioni specifiche del proprio sito alla promozione del gioco responsabile, includendo informazioni sui servizi di supporto disponibili sul territorio nazionale come il Telefono Verde Dipendenze e Doping dell’ISS (numero 800 274 274), attivo gratuitamente per chi ha bisogno di informazioni o supporto legato a qualsiasi forma di dipendenza comportamentale, incluso il gioco d’azzardo patologico.
Come Aiutare una Persona con Dipendenza da Gioco: Strategie e Risorse
Riconoscere la dipendenza da gioco in una persona cara è spesso più difficile che riconoscerla in sé stessi, perché i giocatori problematici tendono a nascondere il loro comportamento con grande abilità. La menzogna sistematica non è necessariamente un tratto caratteriale negativo: è una conseguenza diretta della dipendenza e del senso di vergogna che essa genera. Capire questo aspetto è fondamentale per chi si trova nella posizione di voler aiutare un familiare o un amico in difficoltà.
Il primo approccio raccomandato dagli esperti è quello di aprire una conversazione in un momento neutro, lontano dalle conseguenze immediate di un episodio di gioco (come la scoperta di un debito o di una bugia). I toni accusatori e le discussioni cariche di emotività tendono a far chiudere il giocatore in sé stesso e a rafforzare i meccanismi di negazione. È invece più efficace esprimere preoccupazione in modo diretto ma non giudicante, usando affermazioni in prima persona del tipo “Mi preoccupo quando vedo che…” piuttosto che “Tu fai sempre…”. Questo approccio, derivato dalle tecniche di colloquio motivazionale sviluppate da William Miller e Stephen Rollnick negli anni Ottanta, è stato validato da numerosi studi clinici come strumento efficace per favorire la consapevolezza e la motivazione al cambiamento nelle dipendenze comportamentali.
Un errore comune dei familiari è quello di “proteggere” il giocatore dalle conseguenze del suo comportamento, pagando i suoi debiti o coprendo le sue menzogne. Questo comportamento, definito in psicologia “enabling” (facilitazione), può essere mosso da buone intenzioni ma nella pratica prolunga il problema rimuovendo le conseguenze naturali che potrebbero spingere il giocatore a cercare aiuto. Al contrario, stabilire confini chiari e mantenerli con coerenza è una delle strategie più efficaci per creare le condizioni in cui il cambiamento diventa possibile.
Sul piano delle risorse terapeutiche, il panorama italiano offre diverse opzioni. I SerD offrono percorsi gratuiti di valutazione e trattamento che possono includere psicoterapia individuale, terapia di gruppo e, in alcuni casi, supporto farmacologico con farmaci come il naltrexone, che ha mostrato efficacia nella riduzione dell’impulso al gioco in studi clinici randomizzati. Le comunità terapeutiche specializzate nella dipendenza da gioco, come quelle aderenti al network Cnca, offrono percorsi residenziali per i casi più gravi. I Giocatori Anonimi, il programma in dodici passi ispirato agli Alcolisti Anonimi, sono presenti in tutta Italia e offrono un supporto tra pari che molti trovano complementare al trattamento professionale. Anche i familiari possono trovare supporto nei Gam-Anon, gruppi specificamente dedicati ai familiari di giocatori problematici.
Riconoscere la dipendenza dal gioco non è mai un processo semplice, né per chi ne è affetto né per chi gli sta vicino. Richiede informazione, lucidità e la capacità di distinguere tra il comportamento problematico e la persona nella sua interezza. La ricerca scientifica degli ultimi decenni ha dimostrato in modo inequivocabile che la dipendenza da gioco è un disturbo trattabile e che il recupero è possibile, anche nei casi più gravi, a condizione che si acceda a un supporto adeguato. La consapevolezza è il punto di partenza: comprendere i meccanismi della dipendenza, riconoscerne i segnali precoci e sapere a chi rivolgersi sono passi concreti che possono fare la differenza tra una spirale sempre più profonda e l’inizio di un percorso di cambiamento reale e duraturo.
200 S. Indian River Drive, Suite #206, Fort Pierce, FL 34950
772-88-USGTF or 772-595-6490 - www.usgtf.com